Archivio storico fotografico bagnarese

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ESAÙ RUFFO DA BAGNARA A CASTROVILLARI

 NOTE DA DOCUMENTI INEDITI TRA LA FINE DEL XV

E L’INIZIO DEL XVI SECOLO

Di Giuseppe Russo

Archivio Storico per la Calabria e la Lucania», LXXX (2014), pp. 89-110

In occasione dell’edizione del ms. dello storico e patriota castro- villarese Carlo Maria L’Occaso, da me condotta pochi anni fa (1), tra i taniti regesti contenuti nel cartulario, rinvenne un singolare documento, datato all’anno 1504, che attestava, per la prima volta, rapporti intercorrenti tra Esaù Ruffo di Bagnara e la città di Castrovillari (2). Ne riporto quanto si ritrova nel cartulario del L'Occaso: «Ano 1504. Regnantibus etc., die tertio mensis octobris octave indictionis, apud Castrovillarum. Ser Antonello de Riccardo cappellano di S. Maria del Castello, e gli altri preti di detta chiesa, tra quali Sisto Sagnazzi, col consenso del vescovo Marino ivi pre- sente, fanno una convenzione col magnifico uomo domno Esaù Ruffo di Calabria, erede e successore della domna Caterina Ruffo sua figlia legitima e naturale, erede questa e succeditrice legi- tima del Bernardino Musitano di Castrovillari e suoi figli, per alcuni legati del Franciscono Musitano, Gabriele Musitano, e la stessa domna Caterina Ruffo. Notar Troilo Terranova» (3).

La convenzione, della quale si parla nel rogito, cbbe come con traenti da una parte Esaù Ruffo, dall’altra il clero della chiesa di Santa Maria del Castello di Castrovillari, rappresentato dal cappel- lano Antonello de Riccardo e da tutti gli altri sacerdoti, tra cui figura, particolarmente, Sisto Signazzi (4). Prestò il suo consenso alla stipulazione della convenzione anche Marino Tomacelli, in quell’anno vescovo della diocesi di Cassano (3). Che il documento riguardi proprio la chiesa di Santa Maria del Castello, ce ne dà con- ferma la sigla assegnatagli dal L’Occaso (S. M.), attestante che l'originale si trovava custodito nell'archivio della medesima parrocchia. Nel regesto Esaù compare quale erede e successore di Caterina Ruffo, sua figlia legittima e naturale, che risulta essere anche l’ercde del defunto Bernardino Musitano e dei suoi figli. La convenzione fu concordata tra il clero di Santa Maria del Castello ed Esaù in merito ad alcuni lasciti, fatti quasi certamente a favore della citata chiesa, da parte dei defunti Francesco e Gabriele Musitano (6) e dalla predetta Caterina Ruffo che, all’anno del documento e, dunque, nel 1504, risulta pure già deceduta. Se ne deduce che Esaù Ruffo di Bagnara avesse certamente rap- porti di parentela con i Musitano, antica e nobile famiglia di Castrovillari, penso, probabilmente, in seguito al matrimonio con- tratto da sua figlia Caterina proprio con Bernardino Musitano (7). Finora, quali figli di Esaù, si conoscevano soltanto Bernardo, suo diretto erede e successore nel feudo di Bagnara, e l’abate France- sco, nati dal matrimonio con Margherita d’Arena, o, secondo la maggior parte dei repertori gencalogici, con Girolama del Carretto. Nulla, invece, si sapeva di Caterina. Tacciono, a riguardo, le fonti scritte sebbene esistano anche in numero copioso. Un aiuto alla ricerca, per ricostruire in maniera più completa il quadro delle vicende storiche dei signori di Bagnara, lo forniscono i preziosi documenti cartacei e, ancor più per il XV secolo, le per- gamene del loro archivio privato conservate presso l’Archivio di Stato di Napoli. Un primo nucleo dell’archivio Rufta di Bagnara fu acquistato dal Ministero dell’Interno il 30 dicembre 1968 (8). Le carte furono vendute da Filippo Cianfaglione per mezzo della Soprintendenza Archivistica per la Sicilia, dalla quale pervennero all’Archivio di Stato di Napoli, dove già dal 1947 era stato versato l’archivio dei Ruffo principi di Scilla (9). Tra i documenti dell'archivio si annoverano procure, memorie, capitoli matrimoniali, carte di successione della famiglia, questioni ereditarie, processi, corri- spondenza, i fondi dei cardinali Tommaso e Fabrizio Ruffo, memo- rie e stampe, comprese tra il XVT ed il XIX secolo (10). Nel 1981 fu acquistato un altro gruppo di scritture apparte- nenti ai Ruffo di Bagnara, le quali, conservate nella Villa Lucia a Quisisana di Castellammare di Stabia, pervennero pure all’Archivio di Stato di Napoli tramite la Soprintendenza Archivistica per la Campania l’11 dicembre 1981. Un terzo gruppo di scritture, infine, conservate nel palazzo ducale di Ruoti e privo di mezzi di corredo, fu acquistato e consegnato all’Archivio di Stato di Napoli il 22 giugno 1982. L’archivio, nel suo complesso, riguarda i Ruffo duchi di Bagnara dal 1603, principi di Sant’Antimo dal 1641, principi di Fiumara di Muro dal 1651, principi di Motta San Giovanni dal 1682, duchi di Baranello dal 1725, baroni di San Lucido dal 1746 e marchesi di Guardia dal 1779. Il corpas documentario proveniente da Villa Lucia consta di 190 pergamene e di circa 400 pezzi, tra volumi di conti, registri e carte sciolte. Tra le pergamene, la più antica è datata al 1328 e ben 49 appartengono al periodo angioino ed aragonese, Ad oggi ancora tutte inedite, nel 2004 ne fu elaborato un inventario completo dei regesti (11). La terra di Bagnara agli inizi del XV secolo ricadeva tra i beni feudali nel pieno possesso dei conti di Sinopoli, essendo già stata concessa nel 1389 dal re Ladislao a Folco Ruffo. La regina Giovanna II, con mandato del 7 gennaio 1419, l’assegnò per 1200 ducari d’oro a Carlo Ruffo, conte di Sinopoli, ed ai suoi eredì e suc- cessori, con tutti i diritti e pertinenze, confermando di nuovo questo privilegio il 26 aprile successivo (12). In seguito, con due mandati datati al 22 agosto 1428 ed emessi a Reggio, fu Ludovico III d’Angiò a confermare al conte di Sinopoli la terra di Bagnara, in cambio di mille ducati d’oro, conce- dendo per la stessa somma anche la capitania (13). Il 24 novembre dello stesso anno, unitamente alla regina Giovanna IL, gli concesse anche la castellania sotto versamento di altri mille ducati d’oro (14). Questo privilegio, con tutti i diritti, le pertinenze, l’esenzione del pagamento delle angarie e perangarie, fu rinnovato l'8 novembre del 1450 ed ancora il 18 agosto dell’anno seguente dal re Alfonso I d’Aragona (15). Nel 1458, tuttavia, Carlo Ruffo di Sinopoli aderì alla congiura a favore di Giovanni d’Angiò, capeggiata da Antonio Centelles, suo cognato, avendo Carlo sposaro, in seconde nozze, la sorella Maria (16). Nonaostante ciò, l’8 gennaio 1460, dopo essersi riappa- cificato l’anno prima con re Ferrante, il conte di Sinopoli ricevette in perpetuo la secrezia e la portolania di Bagnara (17). L'adesione di Carlo ad una nuova rivolta anti-aragonese nel 1463 gli costò stavolta la perdita della terra e del castello di Bagnara, che, con privilegio emesso a Capua il 27 ottobre 1464, furono assegnati ai fratelli Guglielmo, Esaù, Carlo ed Enrico Ruffo, tutti figli di Colantonio, fratello dello stesso conte di Sinopoli, per essersi mantenuti fedeli a Ferdinando d'Aragona (18). La pergamena originale, relativa a questa concessione, si con- serva nell’Archivio di Stato di Napoli, compresa tra le altre mem- brane del fondo privato dei Ruffo di Bagnara, munita ancora del filo di seta da cui pende un frammento del sigillo regio in ceralacca rossa. Con tale diploma, Ferdinando I d’Aragona concedeva ai fra- telli Ruffo, le terre di Sinopoli, Solano, quella di Condoianni con la torre di Pagliapoli, 31 governo di Seminara e del suo distretto, la torre ed il castello di Bagnara col merunm et mixtunt imperium e le quattro lettere arbitrarie, i diritti della dogana marittima, l’immu- nità e la franchigia generale da ogni pagamento fiscale pertinente la corte a favore dell’università e degli uomini delle terre di Sinopoli e Bagnara. Inoltre, grazie a questo privilegio, nel quale compaiono tutt'assieme i fratelli Ruffo, è possibile smentire la notizia secondo la quale Guglielmo sarebbe morto nel 1462, nel corso della batta- glia di Seminara, riportata da molti altri repertori (19). Îl tenore del diploma fu confermato anche il 12 maggio 1466, come risulta dal successivo rinnovo che se ne ebbe nel 1494. Il 16 agosto 1470 il re Ferdinando I d’Aragona, in seguito ad una convenzione triennale stipulata con i fratelli Carlo, Esaù ed Enrico Ruffo, concesse loro il governo di Solano. Sinopoli, Con- doianni e la terra di Bagnara (20). Tuttavia, il 5 febbraio 1474, Esaù chiese al re il consenso per la divisione in parti uguali, con i suoi fratelli Carlo ed Enrico, dei diritti, introiti e redditi su queste terre. Il placet regio fu accordato il 26 giugno (21). Morto Carlo nel 1484 (22), Esaù, con privilegio del 24 maggio dello stesso anno dato a Napoli, ottenne conferma da re Ferdi- nando I della terra e del castello di Bagnara, anche questa volta motivato dalla sua fedeltà alla corona (23). Ancora, il 14 maggio 1488, il re gli conferì potestà di tenere il castello di Solano con il suo territorio e pertinenze, la terra di Sinopoli con la torre di Pagliapoli e Condoianni, con la facoltà di potervi esigere tributi (24). Frattanto, nel 1493, anche Enrico, fratello di Esaù, era morto. Infatti, il suo testamento risale al 24 maggio di quell’anno (25}. Esaù, rimasto a questo punto unico signore della terra di Bagnara, ottenne dal re Ferdinando, con diploma del 19 agosto, la conces- sione del castello della Motta di Condoianni con turti i diritti che ne derivavano (26). Il 31 maggio 1494 re Alfonso Il d'Aragona, appena successo al padre, riconfermò ad Esaù il privilegio già concesso da re Ferdinando nel 1464 e rinnovato nel 1466 e nel 1484 (27). Nel 1497 la signoria di Bagnara gli fu confermata nuovamente da Federico d’Aragona (28). L'ennesima conferma Esaù la ebbe da Ferdinando il Cattolico ed Isa- bella di Castiglia con privilegio del 27 novembre 1501 (29). Non corrisponde al vero, naturalmente, quanto riporta Vin- cenzo Ruffo, secondo cui Bernardo Ruffo nel 1502 era rimasto unico signore di Bagnara in seguito alla morte di suo padre Esaù (30), il quale, invece, il 18 gennaio 1504 cbbe confermato dai re Ferdi- nando Il d’Aragona ed Elisabetta il privilegio concesso a Capua il 26 ortobre 1464 (31). In verità, alcuni anni dopo, Bernardo, figlio pri- mogenito di Esaù, iniziava a compartecipare attivamente alla gestione del patrimonio feudale della terra di Bagnara, visto che il 25 gennaio del 1507 donò a Caterina, vedova del defunto Stefano Gulla, alcuni beni mobili e stabili siti in quella terra (32). Il 19 febbraio 1507 i reverendi Giuliano Cerio, Francesco Mozabufala e Ascanio Capogalli concessero in lorazione ad Esaù Ruffo, ai suoi figli e successori, al prezzo di dodici ducati, tutte le terre, prati, boschi e corsi d’acqua che appartenevano alla chiesa di San Luca di Solano, alla chiesa Lateranense, all'abbazia florense di Santa Maria della Gloria del Monte Aureo (33) ed a quella di Santa Maria dei Dodici Apostoli di Bagnara (34), Infine, il 18 gennaio 1510, Giovanni Geronimo di Bagnara concesse ad Esaù e suo figlio Bernardino l’esenzione dalla tassa del sale (35). Si tratta, in effetti, di uno degli ultimi documenti riguar- danti Esaù, che morì a dicembre del 1510, Bernardo ricevette così nel 1511 la terra di Bagnara che detenne sino a giugno del 1515, anno in cui passò al figlio primogenito Guglielmo, suo successore, nato dal matrimonio con Isabella Mastrogiudice (36). Il 6 agosto 1515, in seguito alla morte di Bernardo, fu proprio Isabella, insieme ai suoi figli Bernardino e Guglielmo Ruffo, a nominare Florio de Gernta loro procuratore per le terre che possedevano a Bagnara (37). Morto Guglielmo il 29 settembre del 1539, il feudo di Bagnara il 31 agosto dell’anno successivo fu dato a suo figlio Berardino (38). I documenti superstiti del ramo dei Ruffo di Bagnara, conser- vati a Napoli, purtroppo non ci forniscono affatto alcuna notizia sui legami che Esaù avesse con Castrovillari e, in particolare, con la famiglia Musitano, con la quale si relazionava nell’anno 1504, come si evince dal dacumento castrovillarese regestato dal L’Occaso. Îl ritrovamento di un contratto, che si conserva tra i protocolli notarili della sezione d’Archivio di Stato di Castrovillari, rogato il 5 novembre 1607 dal notaio Marcello Parnasio, ci dà invece un ulte- riore riscontro. Si tratta dell’inventario dei beni richiesto da Giulia de Abenante e dalle sue figlie Zenobia e Virginia Musitano, eredi dei defunti Scipione, del chierico Federico e di Ippolita Musitano, tutti figli di Giulia, nati dal matrimonio con Marcello Musitano. Peraltro, dall’inventario del notaio Parnasio viene fuori che tra le carte d’archivio che la famiglia Musitano custodiva nel suo palazzo, vi si con- servavano anche i capitoli matrimoniali tra Marcello e Giulia. In un altro atto del medesimo notaio Parnasio, del 29 agosto 1612, è riportato il testamento di Giulia de Abenante, di Corigliano, vedova di Marcello Musitano, abitante in Castrovillari nella con- trada di San’Andrea. Dunque Scipione, Federico ed Ippolita erano tutti figli di Marcello e Giulia, e fratelli di Zenobia e Virginia. Tra le altre cose, è riportato che la testatrice lasciava cinque carlini ai frati del convento di San Francesco d’Assisi di Castrovillari perché celebrassero una messa cantata nel giorno dell’anniversario della morte del defunto figlio Federico Musitano, chierico, ed altri cinque per una messa cantata in quello della defunta figlia Ippolita (39}. Federico, in effetti, era già morto nel 1573, come conferma il suo testamento trascritto dal notaio Lattanzio Campolongo, sotto la data del 19 febbraio di quell’anno, dagli atti del notaio Carlo Gugliotta, che fu recuperato tra le carte di famiglia trovate nel corso dell’inventario. | L’inventario dei beni, qui edito integralmente, si rivela molto interessante per lo studio di particolari lemmi della lingua del tempo e per la storia della cultura materiale, dato il lungo elenco di oggetti d'uso quotidiano e tessuti anche d’importazione, prove- nienti dalle Fiandre, dall’Olanda, da Faenza, Cava e Laino. Rivela, altresi, importanti dettagli circa la descrizione minuziosa del palazzo Musitano, ubicato nella Giudeca di Castrovillari, divenuto poi proprietà della famiglia dei baroni Salituri (40). Dopo un primo accurato elenco della suppellettile rinvenuta nelle stanze del palazzo, si procedette tre giorni dopo all’inventario delle carte d’archivio conservate nello scrittoio dello studio, che era stato nel frattempo sospeso per via di altri «maggiori ardui negozi» e perché non si trovava la chiave del cassetto del tavolo, all’interno del quale furono ritrovati molti contratti di vecchia data pertinenti a beni ed interessi della famiglia Musitano. Tra questi, il più antico risaliva a ben due secoli prima. Si tratta di un istrumento del 14 settembre 1428 rogato per mano del notaio Loisio Dionisio, di Castrovillari, relativo alla compera del Feliceto e delle case site alla Piazza e alla contrada di Sant'Andrea che Matteo Povero, detto Forlano, signore di Viggianello, aveva acquistato da Covello di San Felice (41), Il documento doveva trovarsi nell’archivio di casa Musitano perché riguardante in qualche modo beni immobili che nel corso dei decenni seguenti passarono a questa famiglia. Finiti poi per via ereditaria nelle mani di Caterina, figlia di Esaù Ruffo, furono alla morte di costei venduti dallo stesso Esaù ad Adriano Musitano. Ce ne danno testimonianza due carte di compravendita rinve- nute dal notaio Parnasio nel corso del sopralluogo nel palazzo Musitano ed incluse nell’inventario, che comprovano maggiormente i rapporti tra il signore di Bagnara e la città di Castrovillari, Sì tratta di un contratto del 30 settembre 1504 con il quale Adriano Musi- tano comprava delle case con cortile, arti ed alberi d’ulivo nella contrada di Sant’Andrea da Esaù Ruffo, ed un altro del 28 settembre 1506, rogato dal notaio Loisio Papasidero di Castrovillari, con il quale Adriano comprava il citato tenimento del Feliceto da Esaù, che in quell’occasione ebbe, come suo procuratore, Tommaso Cam- panella, Insieme a queste carte si conservava anche l’istrumento della procura fatta al Campanella. A questo punto, reputo opportuno elencare anche altri documenti inventariati per una serie di molteplici ed importanti spunti di ricerca che possono offrire. Per esempio, alcuni rogiti che la famiglia Musitano custodiva nel proprio archivio riguardavano gli ebrei di Castrovillari, la cui presenza è già qui attestata sin dall’ertà sveva, nel rione della Giudeca, dove essi dimoravano ed avevano la loro scuola (42). Da alcuni di costoro i Musitano acquistarono delle case che si trovavano adiacenti alla loro, ampliando notevolmente il nucleo originario del loro palazzo. Il primo contratto, rogato il 12 gennaio 1473 dal notaio Troilo 'I:erranova. menziona un certo Cola Ferraro il quale donò in conces- sione una casa ad Anania de Minaenr, ebrea, nella contrata della Iudeca. Un altro, rogato dal notaio Alfonso di Perna il 6 aprile 1501, notifica l’acquisto di una casa da parte di Adriano Musitano com- prata da Sciabida Rosso, giudeo, posta dentro Castrovillari nella contrada della Prazza de la Iudeca. In ultimo, se ne rinvenne uno datato al 19 aprile 1504, del notaio Loisio Papasidero, mediante il quale Adriano comprò un casalino dall’ebrea Annucchia. Vi si conservava poi un contratto della vendita di una forestella a Cammarato fatta a Gasparinao Musitano da Ecuba Musitano rogato per mano del notaio Matteo de Regina di Bisignano, abitante in Castrovillari, del 30 luglio 1439; un altro della vendita di case con cortile e aorto alla contrada di Sant’Andrea fatta a Gabriele Musitano da Venceslao de Campitello, regio tesoriere di Calabria (43), me- diante Giacomo de Monte, di Cosenza, suo procuratore, rogato il 19 luglio 1480 per mano del notaio Troilo Terranova; ancora uno di compravendita dei mulini e giardini alla contrada di Coscile per ducati trecento vergato dal notaio Loisio Papasidero e transuntato il 19 novermbre 1507 per manao del notaio Geronimo Terranova. Su tutti può esser valutato però di maggiore importanza quello con il quale Sansonetto Musitano acquistò da Loisetto de Sunmma alcune terre nella contrada di San Mauro e quelle della Cultura, rogato dal notaio Paolo Giannitelli di Brolio di Castrovillari il 5 dicembre 1491, Evidentemente si tratta di quei beni stabili seque- strati dagli Aragonesi ai rivoltosi all’indomani della congiura dei baroni del 1485 e messi all’asta su ordine della regia curia dal capi- tano Loisetto de Sunmma (44). I] documento si pone sicuramente in relazione con il testo di una pergamena di simile tenore conservata nel fondo documentario della certosa di San Nicola del Vallo di Castrovillari. È un contratto del 18 dicembre 1491 vergato pure dal notaio Paolo Giannirtelli di Brolio, inserto a sua volta in un rogito di relevio del 1506 del notaio Loisio Papasidero, con il quale Loisetto de Stnmma, regio governa- tore, capitano di Castrovillari e commissario deputato alle fabbriche del castello, aveva venduto nel 1489 agli incanti tenuri nella pub- blica piazza a Berardo Bonofatto ed ai suoi fratelli Ansoisio e Gio- vanni la foresta di Cammarato, per la somma di 360 ducati che dovevano essere spesi per il mantenimento delle guarnigioni arago- nesi e per la costruzione del castello di Castrovillari. La foresta di Cammarato, appartenuta a donna Pippa Musitano, cui era stata confiscata dopo la ribelliane del figlio Giovanni Capuano agli ara- gcrlesì. come riponam nella pergamena, si trovava in confinio tuxta flumen seu cursunm fluminis Tiri, iuxta vianmi qua itur ad ecclesiam Sancti Antonii de lanuario a parte inferiori et a parte superiori viarm dictam antiquam qua itur ad Fidula, iuxta vianmi qua itur ad forum Sancti Antonti de Stridola a latere, iuxta ab ommni latere quoddan petium terre maioris ecclesie Cassanensis et concluditur (45). per eredità di una taverna, consistente in più membri e con tre bor- teghe, posta nella contrada della Piazza di San Giuliano di Castro- villari, confinante con le case di Tommaso Rodolfo, panettiere di Castrovillari. Quest’ultimo doveva essere probabilmente un ebreo di origine tedesca impiantatosi a Castrovillari, che esercitava il mestiere di panettiere. Nella platea della chiesa di San Giuliano del- l'anno 1616 sano spesso menzionate le numerose botteghe della Piazza di San Giuliano ed al Portello dei Giudei, dove si trovavano anche frantoi, il forno pubblico e dove possedevano diversi beni immobili anche le sorelle Zenobia e Virginia Musitano, Nella pre detta platea compare, del resto, anche un tale Zaccheria Germano seu Tudisco, anch’egli pubblico panettiere, nel cui forno i cittadini si recavano per comprare o infornare il pane. Ecco quanto si ritrova nella platea della predetta chiesa: aporte- chamt unam in plathea publica dicte terre quam ad presens tenet con- ducta Gabriellis de Salerno, sartor, tusta viam publicam, iusta dictam ecclesiam et proprie subtus cameram dictam de Supra Populo et iusta bona Zinobie et Virginie Musitane heredium quondam Mar- celli Musitani, ex dicta apotheca percipit in presenti anno a predicto Gabriele pro locatione predicta ducatos tres cum dimidio (46). Seguono ancora: Il dottor Berardino Calà, come figlio ed erede del quondam U.1.D. Cesare Calà, rende censi al clero per i seguenti beni, : annui grana cinque per censo perpetuo del- l’arco dello Portello che sta per defenctione avante il suo trappeto posto in detta contrata dello Portello, confine dalla parte di sopra le case d'Isabella e Tomase Ridolfi (47). Notar Giovan Francesco Conte di detta terra ha declarato che rende a detta clero: annui carlini vinti affrancabili quandocumque per docati vinti sopra una casa che tiene dentro detta terra concessa da detto clero alla contrata dello Portello, confine le case di magister Tomaso Rodolfo panettiero, confine lo trappeto del dottor Berardino Calà et proprio quelle case che furono del quondam don Alfonso de Drogone, come appare per instrumento di detta concessione rogato per mano di notar Ottavio Donato (48). Giovan Alfonso de Perna di detta terra ba declarato che rende a detto clero: annui docati cinque perpetui sopra una casa che possiede dentro detta terra alla contrata della Piazza di Santo Giuliano, pala- ttata, posta in insula circondata da tutte le quattro parte dalle vie publice et dall’una parte di detta casa vi è lo spentature dell'agueducto di detta terra, nella quale casa al presente vi è furno publico habitato da Zaccheria Germano seu Tudisco publico panettiero, quale casa del quondam Giovan Battista Lopes (49). Ed infine: Tomaso Rodolfo, germano, et lsabella Cassina di Castrovillare, sua moglie, insolidtam hanno declarato che rendono ad esso clero annui docati dieci affrancabili che tengono alla contrada della Piazza dove è il furno, confine le case di notar Giovan Francesco Conte et confine le case et poteghe di Zinobia Musitano (50). Sperando che in futuro nuove acquisizioni da fonti documenta- rie possano darci indicazioni più complete, con il presente articolo si è voluto fornire alcune spigolature che attestano come il casato dei Ruffo, dopo alcuni decenni dall’inizio della loro signoria su Bagnara, agli inizi del XVI secolo, avesse esteso con vincoli di parentela la sua presenza nella Calabria settentrionale, legandosi ad una delle più influenti famiglie di Castrovillari, quella dei Musitano, che annoverava in quegl’anni i nomi d’illustri esponenti vicini alla corte aragonese di Napoli ed al re Ferrante da cui ottennero moltissimi privilegi e contro il quale, a differenza dei parenti di Bagnara, finirono sovente per ribellarsi (51).

 GIUSEPPE RUSSO

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