Archivio storico fotografico bagnarese
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ESAÙ RUFFO DA BAGNARA A CASTROVILLARI
NOTE DA
DOCUMENTI INEDITI TRA LA FINE DEL XV
E L’INIZIO DEL XVI SECOLO
Di Giuseppe Russo
Archivio Storico per la Calabria e la Lucania»,
LXXX (2014), pp. 89-110

In occasione dell’edizione del ms. dello
storico e patriota castro- villarese Carlo Maria L’Occaso, da me condotta pochi
anni fa (1), tra i taniti regesti contenuti nel cartulario, sî
rinvenne un singolare documento, datato all’anno 1504, che attestava, per la
prima volta, rapporti intercorrenti tra Esaù Ruffo di Bagnara e la città di
Castrovillari (2). Ne riporto quanto si ritrova nel cartulario del L'Occaso:
«Ano 1504. Regnantibus etc., die tertio
mensis octobris octave indictionis, apud Castrovillarum. Ser
Antonello de Riccardo cappellano di S. Maria del Castello, e gli altri preti di
detta chiesa, tra quali Sisto Sagnazzi, col consenso
del vescovo Marino ivi pre- sente, fanno una
convenzione col magnifico uomo domno Esaù Ruffo di
Calabria, erede e successore della fù domna Caterina Ruffo sua figlia legitima
e naturale, erede questa e succeditrice legi- tima del fù Bernardino Musitano
di Castrovillari e suoi figli, per alcuni legati del fù
Franciscono Musitano, Gabriele Musitano, e la stessa fù domna Caterina Ruffo. Notar
Troilo Terranova» (3).
La convenzione, della quale si parla nel
rogito, cbbe come con traenti da una parte Esaù
Ruffo, dall’altra il clero della chiesa di Santa Maria del Castello di
Castrovillari, rappresentato dal cappel- lano
Antonello de Riccardo e da tutti gli altri sacerdoti, tra cui figura,
particolarmente, Sisto Signazzi (4). Prestò il suo
consenso alla stipulazione della convenzione anche Marino Tomacelli, in
quell’anno vescovo della diocesi di Cassano (3). Che il documento riguardi
proprio la chiesa di Santa Maria del Castello, ce ne dà con- ferma la sigla
assegnatagli dal L’Occaso (S. M.), attestante che l'originale si trovava
custodito nell'archivio della medesima parrocchia. Nel regesto Esaù compare
quale erede e successore di Caterina Ruffo, sua figlia legittima e naturale,
che risulta essere anche l’ercde del defunto
Bernardino Musitano e dei suoi figli. La convenzione fu concordata tra il clero
di Santa Maria del Castello ed Esaù in merito ad alcuni lasciti, fatti quasi
certamente a favore della citata chiesa, da parte dei defunti Francesco e
Gabriele Musitano (6) e dalla predetta Caterina Ruffo che, all’anno del
documento e, dunque, nel 1504, risulta pure già deceduta. Se ne deduce che Esaù
Ruffo di Bagnara avesse certamente rap- porti di parentela con i Musitano,
antica e nobile famiglia di Castrovillari, penso, probabilmente, in seguito al
matrimonio con- tratto da sua figlia Caterina proprio con Bernardino Musitano
(7). Finora, quali figli di Esaù, si conoscevano soltanto Bernardo, suo diretto
erede e successore nel feudo di Bagnara, e l’abate France- sco,
nati dal matrimonio con Margherita d’Arena, o, secondo la maggior parte dei
repertori gencalogici, con Girolama del Carretto.
Nulla, invece, si sapeva di Caterina. Tacciono, a riguardo, le fonti scritte
sebbene esistano anche in numero copioso. Un aiuto alla ricerca, per
ricostruire in maniera più completa il quadro delle vicende storiche dei signori
di Bagnara, lo forniscono i preziosi documenti cartacei e, ancor più per il XV
secolo, le per- gamene del loro archivio privato
conservate presso l’Archivio di Stato di Napoli. Un primo nucleo dell’archivio Rufta di Bagnara fu acquistato dal Ministero dell’Interno
il 30 dicembre 1968 (8). Le carte furono vendute da Filippo Cianfaglione per
mezzo della Soprintendenza Archivistica per la Sicilia, dalla quale pervennero
all’Archivio di Stato di Napoli, dove già dal 1947 era stato versato l’archivio
dei Ruffo principi di Scilla (9). Tra i documenti dell'archivio si annoverano
procure, memorie, capitoli matrimoniali, carte di successione della famiglia,
questioni ereditarie, processi, corri- spondenza, i
fondi dei cardinali Tommaso e Fabrizio Ruffo, memo- rie e stampe, comprese tra
il XVT ed il XIX secolo (10). Nel 1981 fu acquistato un altro gruppo di
scritture apparte- nenti ai
Ruffo di Bagnara, le quali, conservate nella Villa Lucia a Quisisana di
Castellammare di Stabia, pervennero pure all’Archivio di Stato di Napoli
tramite la Soprintendenza Archivistica per la Campania l’11 dicembre 1981. Un
terzo gruppo di scritture, infine, conservate nel palazzo ducale di Ruoti e
privo di mezzi di corredo, fu acquistato e consegnato all’Archivio di Stato di
Napoli il 22 giugno 1982. L’archivio, nel suo complesso, riguarda i Ruffo duchi
di Bagnara dal 1603, principi di Sant’Antimo dal 1641, principi di Fiumara di
Muro dal 1651, principi di Motta San Giovanni dal 1682, duchi di Baranello dal
1725, baroni di San Lucido dal 1746 e marchesi di Guardia dal 1779. Il corpas documentario proveniente da Villa Lucia consta di
190 pergamene e di circa 400 pezzi, tra volumi di conti, registri e carte
sciolte. Tra le pergamene, la più antica è datata al 1328 e ben 49 appartengono
al periodo angioino ed aragonese, Ad oggi ancora tutte inedite, nel 2004 ne fu
elaborato un inventario completo dei regesti (11). La terra di Bagnara agli
inizi del XV secolo ricadeva tra i beni feudali nel pieno possesso dei conti di
Sinopoli, essendo già stata concessa nel 1389 dal re Ladislao a Folco Ruffo. La
regina Giovanna II, con mandato del 7 gennaio 1419, l’assegnò per 1200 ducari d’oro a Carlo Ruffo, conte di Sinopoli, ed ai suoi eredì e suc- cessori,
con tutti i diritti e pertinenze, confermando di nuovo questo privilegio il 26
aprile successivo (12). In seguito, con due mandati datati al 22 agosto 1428 ed
emessi a Reggio, fu Ludovico III d’Angiò a confermare al conte di Sinopoli la
terra di Bagnara, in cambio di mille ducati d’oro, conce- dendo
per la stessa somma anche la capitania (13). Il 24 novembre dello stesso anno,
unitamente alla regina Giovanna IL, gli concesse anche la castellania sotto
versamento di altri mille ducati d’oro (14). Questo privilegio, con tutti i
diritti, le pertinenze, l’esenzione del pagamento delle angarie e perangarie, fu rinnovato l'8 novembre del 1450 ed ancora il
18 agosto dell’anno seguente dal re Alfonso I d’Aragona (15). Nel 1458,
tuttavia, Carlo Ruffo di Sinopoli aderì alla congiura a favore di Giovanni
d’Angiò, capeggiata da Antonio Centelles, suo cognato, avendo Carlo sposaro, in seconde nozze, la sorella Maria (16). Nonaostante ciò, l’8 gennaio 1460, dopo essersi riappa- cificato l’anno prima con
re Ferrante, il conte di Sinopoli ricevette in perpetuo la secrezia
e la portolania di Bagnara (17). L'adesione di Carlo ad una nuova rivolta
anti-aragonese nel 1463 gli costò stavolta la perdita della terra e del
castello di Bagnara, che, con privilegio emesso a Capua il 27 ottobre 1464,
furono assegnati ai fratelli Guglielmo, Esaù, Carlo ed Enrico Ruffo, tutti
figli di Colantonio, fratello dello stesso conte di Sinopoli, per essersi
mantenuti fedeli a Ferdinando d'Aragona (18). La pergamena originale, relativa
a questa concessione, si con- serva nell’Archivio di Stato di Napoli, compresa
tra le altre mem- brane del
fondo privato dei Ruffo di Bagnara, munita ancora del filo di seta da cui pende
un frammento del sigillo regio in ceralacca rossa. Con tale diploma, Ferdinando
I d’Aragona concedeva ai fra- telli Ruffo, le terre
di Sinopoli, Solano, quella di Condoianni con la torre di Pagliapoli,
31 governo di Seminara e del suo distretto, la torre ed il castello di Bagnara
col merunm et mixtunt
imperium e le quattro lettere arbitrarie, i diritti della dogana marittima, l’immu- nità e la franchigia
generale da ogni pagamento fiscale pertinente la corte a favore dell’università
e degli uomini delle terre di Sinopoli e Bagnara. Inoltre, grazie a questo privilegio,
nel quale compaiono tutt'assieme i fratelli Ruffo, è possibile smentire la
notizia secondo la quale Guglielmo sarebbe morto nel 1462, nel corso della
batta- glia di Seminara, riportata da molti altri repertori (19). Îl tenore del diploma fu confermato anche il 12 maggio
1466, come risulta dal successivo rinnovo che se ne ebbe nel 1494. Il 16 agosto
1470 il re Ferdinando I d’Aragona, in seguito ad una convenzione triennale
stipulata con i fratelli Carlo, Esaù ed Enrico Ruffo, concesse loro il governo
di Solano. Sinopoli, Con- doianni e la terra di
Bagnara (20). Tuttavia, il 5 febbraio 1474, Esaù chiese al re il consenso per
la divisione in parti uguali, con i suoi fratelli Carlo ed Enrico, dei diritti,
introiti e redditi su queste terre. Il placet regio fu accordato il 26 giugno
(21). Morto Carlo nel 1484 (22), Esaù, con privilegio del 24 maggio dello
stesso anno dato a Napoli, ottenne conferma da re Ferdi- nando
I della terra e del castello di Bagnara, anche questa volta motivato dalla sua
fedeltà alla corona (23). Ancora, il 14 maggio 1488, il re gli conferì potestà
di tenere il castello di Solano con il suo territorio e pertinenze, la terra di
Sinopoli con la torre di Pagliapoli e Condoianni, con
la facoltà di potervi esigere tributi (24). Frattanto, nel 1493, anche Enrico,
fratello di Esaù, era morto. Infatti, il suo testamento risale al 24 maggio di
quell’anno (25}. Esaù, rimasto a questo punto unico signore della terra di
Bagnara, ottenne dal re Ferdinando, con diploma del 19 agosto, la conces- sione del castello della Motta di Condoianni con turti i diritti che ne derivavano (26). Il 31 maggio 1494
re Alfonso Il d'Aragona, appena successo al padre, riconfermò ad Esaù il
privilegio già concesso da re Ferdinando nel 1464 e rinnovato nel 1466 e nel
1484 (27). Nel 1497 la signoria di Bagnara gli fu confermata nuovamente da
Federico d’Aragona (28). L'ennesima conferma Esaù la ebbe da Ferdinando il
Cattolico ed Isa- bella di Castiglia con privilegio del 27 novembre 1501 (29).
Non corrisponde al vero, naturalmente, quanto riporta Vin- cenzo
Ruffo, secondo cui Bernardo Ruffo nel 1502 era rimasto unico signore di Bagnara
in seguito alla morte di suo padre Esaù (30), il quale, invece, il 18 gennaio
1504 cbbe confermato dai re Ferdi- nando Il d’Aragona ed Elisabetta il privilegio concesso a
Capua il 26 ortobre 1464 (31). In verità, alcuni anni
dopo, Bernardo, figlio pri- mogenito
di Esaù, iniziava a compartecipare attivamente alla gestione del patrimonio
feudale della terra di Bagnara, visto che il 25 gennaio del 1507 donò a
Caterina, vedova del defunto Stefano Gulla, alcuni beni mobili e stabili siti
in quella terra (32). Il 19 febbraio 1507 i reverendi Giuliano Cerio, Francesco
Mozabufala e Ascanio Capogalli
concessero in lorazione ad Esaù Ruffo, ai suoi figli
e successori, al prezzo di dodici ducati, tutte le terre, prati, boschi e corsi
d’acqua che appartenevano alla chiesa di San Luca di Solano, alla chiesa
Lateranense, all'abbazia florense di Santa Maria della Gloria del Monte Aureo
(33) ed a quella di Santa Maria dei Dodici Apostoli di Bagnara (34), Infine, il
18 gennaio 1510, Giovanni Geronimo di Bagnara concesse ad Esaù e suo figlio
Bernardino l’esenzione dalla tassa del sale (35). Si tratta, in effetti, di uno
degli ultimi documenti riguar- danti Esaù, che morì a
dicembre del 1510, Bernardo ricevette così nel 1511 la terra di Bagnara che
detenne sino a giugno del 1515, anno in cui passò al figlio primogenito
Guglielmo, suo successore, nato dal matrimonio con Isabella Mastrogiudice
(36). Il 6 agosto 1515, in seguito alla morte di Bernardo, fu proprio Isabella,
insieme ai suoi figli Bernardino e Guglielmo Ruffo, a nominare Florio de Gernta loro procuratore per le terre che possedevano a
Bagnara (37). Morto Guglielmo il 29 settembre del 1539, il feudo di Bagnara il
31 agosto dell’anno successivo fu dato a suo figlio Berardino (38). I documenti
superstiti del ramo dei Ruffo di Bagnara, conser-
vati a Napoli, purtroppo non ci forniscono affatto alcuna notizia sui legami
che Esaù avesse con Castrovillari e, in particolare, con la famiglia Musitano,
con la quale si relazionava nell’anno 1504, come si evince dal dacumento castrovillarese regestato dal L’Occaso. Îl ritrovamento di un contratto, che si conserva tra i
protocolli notarili della sezione d’Archivio di Stato di Castrovillari, rogato
il 5 novembre 1607 dal notaio Marcello Parnasio, ci dà invece un ulte- riore riscontro. Si tratta dell’inventario dei beni
richiesto da Giulia de Abenante e dalle sue figlie Zenobia e Virginia Musitano,
eredi dei defunti Scipione, del chierico Federico e di Ippolita Musitano, tutti
figli di Giulia, nati dal matrimonio con Marcello Musitano. Peraltro,
dall’inventario del notaio Parnasio viene fuori che tra le carte d’archivio che
la famiglia Musitano custodiva nel suo palazzo, vi si con- servavano anche i
capitoli matrimoniali tra Marcello e Giulia. In un altro atto del medesimo
notaio Parnasio, del 29 agosto 1612, è riportato il testamento di Giulia de
Abenante, di Corigliano, vedova di Marcello Musitano, abitante in Castrovillari
nella con- trada di San’Andrea. Dunque Scipione,
Federico ed Ippolita erano tutti figli di Marcello e Giulia, e fratelli di
Zenobia e Virginia. Tra le altre cose, è riportato che la testatrice lasciava
cinque carlini ai frati del convento di San Francesco d’Assisi di Castrovillari
perché celebrassero una messa cantata nel giorno dell’anniversario della morte
del defunto figlio Federico Musitano, chierico, ed altri cinque per una messa
cantata in quello della defunta figlia Ippolita (39}. Federico, in effetti, era
già morto nel 1573, come conferma il suo testamento trascritto dal notaio
Lattanzio Campolongo, sotto la data del 19 febbraio di quell’anno, dagli atti
del notaio Carlo Gugliotta, che fu recuperato tra le carte di famiglia trovate
nel corso dell’inventario. | L’inventario dei beni, qui edito integralmente, si
rivela molto interessante per lo studio di particolari lemmi della lingua del
tempo e per la storia della cultura materiale, dato il lungo elenco di oggetti
d'uso quotidiano e tessuti anche d’importazione, prove- nienti
dalle Fiandre, dall’Olanda, da Faenza, Cava e Laino. Rivela, altresi, importanti dettagli circa la descrizione minuziosa
del palazzo Musitano, ubicato nella Giudeca di
Castrovillari, divenuto poi proprietà della famiglia dei baroni Salituri (40). Dopo un primo accurato elenco della
suppellettile rinvenuta nelle stanze del palazzo, si procedette tre giorni dopo
all’inventario delle carte d’archivio conservate nello scrittoio dello studio,
che era stato nel frattempo sospeso per via di altri «maggiori ardui negozi» e
perché non si trovava la chiave del cassetto del tavolo, all’interno del quale
furono ritrovati molti contratti di vecchia data pertinenti a beni ed interessi
della famiglia Musitano. Tra questi, il più antico risaliva a ben due secoli prima.
Si tratta di un istrumento del 14 settembre 1428 rogato per mano del notaio Loisio Dionisio, di Castrovillari, relativo alla compera
del Feliceto e delle case site alla Piazza e alla
contrada di Sant'Andrea che Matteo Povero, detto Forlano,
signore di Viggianello, aveva acquistato da Covello di San Felice (41), Il
documento doveva trovarsi nell’archivio di casa Musitano perché riguardante in
qualche modo beni immobili che nel corso dei decenni seguenti passarono a
questa famiglia. Finiti poi per via ereditaria nelle mani di Caterina, figlia
di Esaù Ruffo, furono alla morte di costei venduti dallo stesso Esaù ad Adriano
Musitano. Ce ne danno testimonianza due carte di compravendita rinve- nute dal notaio Parnasio
nel corso del sopralluogo nel palazzo Musitano ed incluse nell’inventario, che
comprovano maggiormente i rapporti tra il signore di Bagnara e la città di
Castrovillari, Sì tratta di un contratto del 30 settembre 1504 con il quale
Adriano Musi- tano comprava delle case con cortile, arti ed alberi d’ulivo
nella contrada di Sant’Andrea da Esaù Ruffo, ed un altro del 28 settembre 1506,
rogato dal notaio Loisio Papasidero di Castrovillari,
con il quale Adriano comprava il citato tenimento del Feliceto
da Esaù, che in quell’occasione ebbe, come suo procuratore, Tommaso Cam- panella, Insieme a queste carte si conservava anche
l’istrumento della procura fatta al Campanella. A questo punto, reputo
opportuno elencare anche altri documenti inventariati per una serie di
molteplici ed importanti spunti di ricerca che possono offrire. Per esempio,
alcuni rogiti che la famiglia Musitano custodiva nel proprio archivio
riguardavano gli ebrei di Castrovillari, la cui presenza è già qui attestata
sin dall’ertà sveva, nel rione della Giudeca, dove essi dimoravano ed avevano la loro scuola
(42). Da alcuni di costoro i Musitano acquistarono delle case che si trovavano
adiacenti alla loro, ampliando notevolmente il nucleo originario del loro
palazzo. Il primo contratto, rogato il 12 gennaio 1473 dal notaio Troilo 'I:erranova. menziona un certo Cola
Ferraro il quale donò in conces- sione una casa ad
Anania de Minaenr, ebrea, nella contrata della Iudeca. Un altro, rogato dal notaio Alfonso di Perna il 6
aprile 1501, notifica l’acquisto di una casa da parte di Adriano Musitano com- prata da Sciabida
Rosso, giudeo, posta dentro Castrovillari nella contrada della Prazza de la Iudeca. In ultimo,
se ne rinvenne uno datato al 19 aprile 1504, del notaio Loisio
Papasidero, mediante il quale Adriano comprò un casalino dall’ebrea Annucchia. Vi si conservava poi un contratto della vendita
di una forestella a Cammarato
fatta a Gasparinao Musitano da Ecuba Musitano rogato
per mano del notaio Matteo de Regina di Bisignano, abitante in Castrovillari,
del 30 luglio 1439; un altro della vendita di case con cortile e aorto alla
contrada di Sant’Andrea fatta a Gabriele Musitano da Venceslao de Campitello,
regio tesoriere di Calabria (43), me- diante Giacomo
de Monte, di Cosenza, suo procuratore, rogato il 19 luglio 1480 per mano del
notaio Troilo Terranova; ancora uno di compravendita dei mulini e giardini alla
contrada di Coscile per ducati trecento vergato dal
notaio Loisio Papasidero e transuntato il 19 novermbre 1507 per manao del notaio Geronimo Terranova. Su
tutti può esser valutato però di maggiore importanza quello con il quale
Sansonetto Musitano acquistò da Loisetto de Sunmma alcune terre nella contrada di San Mauro e quelle
della Cultura, rogato dal notaio Paolo Giannitelli di
Brolio di Castrovillari il 5 dicembre 1491, Evidentemente si tratta di quei
beni stabili seque- strati dagli Aragonesi ai
rivoltosi all’indomani della congiura dei baroni del 1485 e messi all’asta su
ordine della regia curia dal capi- tano Loisetto de Sunmma (44). I] documento si pone sicuramente in relazione
con il testo di una pergamena di simile tenore conservata nel fondo
documentario della certosa di San Nicola del Vallo di Castrovillari. È un
contratto del 18 dicembre 1491 vergato pure dal notaio Paolo Giannirtelli di Brolio, inserto a sua volta in un rogito di
relevio del 1506 del notaio Loisio
Papasidero, con il quale Loisetto de Stnmma, regio governa- tore,
capitano di Castrovillari e commissario deputato alle fabbriche del castello,
aveva venduto nel 1489 agli incanti tenuri nella pub-
blica piazza a Berardo Bonofatto
ed ai suoi fratelli Ansoisio e Gio-
vanni la foresta di Cammarato, per la somma di 360
ducati che dovevano essere spesi per il mantenimento delle guarnigioni arago- nesi e per la costruzione
del castello di Castrovillari. La foresta di Cammarato,
appartenuta a donna Pippa Musitano, cui era stata confiscata dopo la ribelliane del figlio Giovanni Capuano agli ara- gcrlesì. come riponam nella
pergamena, si trovava in confinio tuxta
flumen seu cursunm fluminis Tiri, iuxta vianmi qua itur ad ecclesiam Sancti Antonii de lanuario a parte inferiori et a parte superiori viarm dictam antiquam
qua itur ad Fidula, iuxta vianmi
qua itur ad forum Sancti Antonti de Stridola a latere, iuxta ab ommni latere quoddan petium terre maioris ecclesie Cassanensis et concluditur (45). per eredità di una taverna, consistente
in più membri e con tre bor- teghe, posta nella
contrada della Piazza di San Giuliano di Castro- villari,
confinante con le case di Tommaso Rodolfo, panettiere di Castrovillari.
Quest’ultimo doveva essere probabilmente un ebreo di origine tedesca
impiantatosi a Castrovillari, che esercitava il mestiere di panettiere. Nella
platea della chiesa di San Giuliano del- l'anno 1616 sano spesso menzionate le numerose
botteghe della Piazza di San Giuliano ed al Portello dei Giudei, dove si
trovavano anche frantoi, il forno pubblico e dove possedevano diversi beni
immobili anche le sorelle Zenobia e Virginia Musitano, Nella pre detta platea compare, del resto, anche un tale
Zaccheria Germano seu Tudisco, anch’egli pubblico
panettiere, nel cui forno i cittadini si recavano per comprare o infornare il
pane. Ecco quanto si ritrova nella platea della predetta chiesa: aporte- chamt unam
in plathea publica dicte terre quam ad presens tenet con- ducta Gabriellis de Salerno, sartor, tusta viam
publicam, iusta dictam ecclesiam et proprie subtus cameram dictam de Supra Populo et iusta bona Zinobie et Virginie Musitane heredium quondam Mar- celli
Musitani, ex dicta apotheca
percipit in presenti anno a predicto Gabriele pro locatione predicta ducatos tres cum dimidio (46). Seguono
ancora: Il dottor Berardino Calà, come figlio ed erede del quondam U.1.D.
Cesare Calà, rende censi al clero per i seguenti beni, :
annui grana cinque per censo perpetuo del- l’arco dello Portello che sta per defenctione avante il suo
trappeto posto in detta contrata dello Portello, confine dalla parte di sopra
le case d'Isabella e Tomase Ridolfi (47). Notar
Giovan Francesco Conte di detta terra ha declarato che rende a detta clero:
annui carlini vinti affrancabili quandocumque per docati vinti sopra una casa che tiene dentro detta terra
concessa da detto clero alla contrata dello Portello, confine le case di
magister Tomaso Rodolfo panettiero, confine lo
trappeto del dottor Berardino Calà et proprio quelle case che furono del
quondam don Alfonso de Drogone, come appare per
instrumento di detta concessione rogato per mano di notar Ottavio Donato (48).
Giovan Alfonso de Perna di detta terra ba declarato
che rende a detto clero: annui docati cinque perpetui
sopra una casa che possiede dentro detta terra alla contrata della Piazza di
Santo Giuliano, pala- ttata, posta in insula
circondata da tutte le quattro parte dalle vie publice
et dall’una parte di detta casa vi è lo spentature
dell'agueducto di detta terra, nella quale casa al
presente vi è furno publico
habitato da Zaccheria Germano seu
Tudisco publico panettiero,
quale casa fù del quondam Giovan Battista Lopes (49).
Ed infine: Tomaso Rodolfo, germano, et lsabella
Cassina di Castrovillare, sua moglie, insolidtam
hanno declarato che rendono ad esso clero annui docati
dieci affrancabili che tengono alla contrada della Piazza dove è il furno, confine le case di notar Giovan Francesco Conte et
confine le case et poteghe di Zinobia
Musitano (50). Sperando che in futuro nuove acquisizioni da fonti documenta-
rie possano darci indicazioni più complete, con il presente articolo si è
voluto fornire alcune spigolature che attestano come il casato dei Ruffo, dopo
alcuni decenni dall’inizio della loro signoria su Bagnara, agli inizi del XVI
secolo, avesse esteso con vincoli di parentela la sua presenza nella Calabria
settentrionale, legandosi ad una delle più influenti famiglie di Castrovillari,
quella dei Musitano, che annoverava in quegl’anni i
nomi d’illustri esponenti vicini alla corte aragonese di Napoli ed al re
Ferrante da cui ottennero moltissimi privilegi e contro il quale, a differenza
dei parenti di Bagnara, finirono sovente per ribellarsi (51).
GIUSEPPE
RUSSO